Chiara Fabbri Fisioterapista

Quante volte l’hai pensato o detto…
“Sono stitica da sempre.”
“Sono stitica da dopo il parto.”
“Sono stitica, ma ormai mi ci sono abituata.”

La verità? Spesso diamo per normale qualcosa che normale non è.

Succede spesso: donne che arrivano da me con questa frase, un po’ sussurrata, spesso accompagnata da un mezzo sorriso imbarazzato. E io capisco perfettamente, perché parlarne non è facile. Ma ancora più spesso, quello che scopriamo insieme è che non c’è piena consapevolezza di cosa significhi davvero la stitichezza, di quando sia un problema… e soprattutto, che non è qualcosa da accettare come “normale”.

Soprattutto se sei nel post parto.
Soprattutto se sei stressata.
Soprattutto se stai vivendo un momento di grande cambiamento nel tuo corpo e nei tuoi ritmi.

La convinzione più diffusa è: “Ogni giorno, altrimenti non è normale.”

E INVECE NO!

Facciamo chiarezza: non andare in bagno tutti i giorni non significa per forza essere stitiche.
In realtà, la variabilità fisiologica è ampia, la frequenza può variare da persona a persona.
Secondo i criteri di normalità intestinale, si considera nella norma andare in bagno da 3 volte al giorno a 3 volte alla settimana.

Il problema non è tanto la frequenza, quanto la qualità dell’evacuazione e i sintomi associati.

Ci sono alcuni segnali precisi che indicano stitichezza funzionale.

Per esempio:

  • Hai difficoltà ad andare?
  • Senti di non svuotarti del tutto?
  • Devi spingere molto?
  • Senti dolore o ti senti gonfia ogni volta?

Se la risposta è sì a due o più di questi sintomi, e se si protraggono per almeno 12 settimane negli ultimi 6 mesi, parliamo di stitichezza funzionale.

E no, non è solo una questione di “devo mangiare più fibre”.

È una condizione cronica che non dipende da una causa organica (cioè non è provocata da patologie intestinali visibili), ma da un’alterazione della motilità intestinale, della coordinazione muscolare o della percezione del transito.

In parole più semplici: l’intestino rallenta, si muove meno o male, oppure il pavimento pelvico non collabora bene durante l’evacuazione.

E no, non è solo “perché non mangi abbastanza fibre”.

Ti faccio alcuni esempi concreti che incontro spesso nel mio lavoro, soprattutto con le donne in gravidanza o nel post parto:

Cambiamenti ormonali

Progesterone alto = rallentamento del transito intestinale.
Succede spesso in gravidanza, ma anche nel post parto, quando gli ormoni sono ancora in assestamento.

Pavimento pelvico in difficoltà

Dopo il parto (soprattutto vaginale), il pavimento pelvico può essere indebolito, non più coordinato nei suoi riflessi automatici. Questo può impedire il corretto svuotamento rettale.

Mancanza di movimento

Lo so, sei stanca, hai poco tempo. Ma anche piccole abitudini sedentarie (o il non riuscire a trovare tempo per muoversi con regolarità) rallentano tutto, anche l’intestino.

Stress, tensione, trattenere

Lo stress cronico attiva il sistema nervoso simpatico (quello “di allerta”) e inibisce il parasimpatico, che invece regola tutte le funzioni viscerali, compresa… l’evacuazione.

Dolore, paura, imbarazzo

Molte donne sviluppano paura del dolore durante la defecazione, soprattutto dopo esperienze traumatiche (episiotomia, lacerazioni, stitichezza grave, emorroidi…).
Il risultato? Si trattiene. E trattenere diventa un’abitudine.

Lavorare sulla stitichezza non significa “bevi più acqua e mangia più verdure”.
(Anche se sì, anche quello conta!)

Le buone abitudini quotidiane che consiglio spesso:

  • Idratazione costante, non solo quando hai sete. L’acqua ammorbidisce le feci e favorisce il transito.
  • Fibre, ma introdotte gradualmente, per evitare gonfiore e fermentazione eccessiva.
  • Respirazione diaframmatica per stimolare il riflesso gastrocolico e rilassare il pavimento pelvico.
  • Postura corretta sul WC: con i piedi sollevati (usa uno sgabellino) e il busto leggermente inclinato in avanti. Posizione ideale per il retto.
  • Orari regolari e ascolto dei segnali del corpo: mai ignorare lo stimolo.
  • Massaggio addominale: può aiutare a stimolare delicatamente il transito intestinale e ridurre la tensione viscerale.

E soprattutto: fare un lavoro personalizzato, se il problema persiste. A volte serve un approccio mirato, con l’aiuto di una professionista, per rieducare il pavimento pelvico, migliorare la coordinazione addomino-pelvica e ritrovare il ritmo.


Il tuo intestino ama la regolarità ed è una parte fondamentale del tuo equilibrio! Se ignori lo stimolo o hai ritmi troppo irregolari, il tuo intestino può “disimparare” a funzionare con fluidità.

Non è un dettaglio.

E soprattutto, non sei sola.

💬 Se vuoi parlarne direttamente, scrivimi: fare una valutazione insieme può essere il primo passo per sentirti più leggera, dentro e fuori.

Dott.ssa Chiara Fabbri
Specialista in salute pelvica e benessere femminile

Chiara Fabbri Fisioterapista